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Maretta a Palazzo Lascaris

Gioco d’azzardo: la Regione Piemonte diventa un “caso” nazionale

Forti frizioni nel centrodestra. Opposizione scatenata con 50mila emendamenti. In mezzo, i lavoratori del settore.

Gioco d’azzardo: la Regione Piemonte diventa un “caso” nazionale
Politica Cuneo città, 16 Aprile 2021 ore 12:15

C’è maretta sul gioco d’azzardo, il Piemonte rischia di diventare un “caso” o un laboratorio nazionale per le decisioni sulla delicata questione del gioco legalizzato. Tra chi lo condanna a prescindere e chi è su posizioni più favorevoli, nel mezzo traballa la situazione dei lavoratori del settore, come quella di Alessandro Rosso, un giovane cuneese, tecnico riparatore in una azienda che noleggia slot machine e giochi da intrattenimento per bar.

Legalizzare contro le mafie

In Italia, si sa, onde evitare che le scommesse (ma anche le slot-machines e le sale da poker) cadano in mano alle mafie lo Stato ha deciso da molti anni ormai di legalizzare il gioco d’azzardo. Con regole ben precise e molto stringenti: distanze da obiettivi sensibili, oscuramento delle vetrine, divieto di pubblicità mediatiche e qualche altro eccetera di minor conto.

Da sempre nell’opinione pubblica (quindi poi di riflesso anche nei partiti politici) si fronteggiano due schieramenti manichei: da una parte i puristi idealisti che condannano qualsivoglia indugio verso il gioco; dall’altra chi invece sostiene che si può giocare con giudizio divertendosi senza perdere un capitale e magari racimolando qualche soldino. In mezzo, ci sono i gestori e i lavoratori del settore schiacciati dalle decisioni delle Istituzioni.

In questi giorni, racconta “Prima Torino”, sta avvenendo proprio questo: la Regione Piemonte sta valutando se rivedere le regole per le sale gioco legalizzate. Ma la situazione si ingarbuglia subito. Perché: per una serie di ingredienti che si mischiano e che andiamo ad esporre qui di seguito.

La situazione si ingarbuglia

La maggioranza (centrodestra) sta per discutere e votare una mozione in merito alle regole da rispettare per i gestori; l’opposizione (centrosinistra) presenta ben 50mila emendamenti per far inceppare il dibattito e bloccarne l’approvazione; l’assessore al Bilancio Andrea Tronzano incontra le associazioni dei consumatori che chiedono regole più rigide (indicativamente contro le sale gioco quindi). Le associazioni di categoria (As.Tro in testa) fanno presenti d’altro canto le ragioni di chi lavora legalmente e lecitamente in questi posti: a rischio in Italia ci sono 1.700 posti di lavoro.

Forza Italia (partito del presidente Alberto Cirio) propone una salomonica via di mezzo che prevede di prorogare per due anni il termine per consentire ai gestori di sale gioco di adeguarsi. In piazza, intanto, i giovani di Fratelli d’Italia manifestano in modo coreografico facendo notare che senza regole precise la galassia del gioco rischia di tornare in mano alle mafie. Insomma, un bel guazzabuglio di posizioni, richieste, esigenze, opinioni politiche e conseguenti battaglie portate avanti che creano attrito.

Anche nella stessa maggioranza di centrodestra con la Lega che vorrebbe “aprire”, Forza Italia che tenta il compromesso, i seguaci della Meloni che si smarcano… Chi l’avrà vinta alla fine?

La storia di un lavoratore del settore

Come detto, tra chi condanna a prescindere il gioco d’azzardo e chi è su posizioni più favorevoli, nel mezzo traballa la situazione dei lavoratori del settore. Lo scorso 6 aprile 2021 ha voluto raccontarci la sua storia personale Alessandro Rosso, 32enne cuneese, dipendente come tecnico riparatore in una azienda che noleggia slot machine e giochi da intrattenimento per bar.

“Finita la scuola tredici anni fa ho subito iniziato a cercare lavoro l’ho trovato in una azienda che noleggia slot machine e giochi da intrattenimento per bar, la mia mansione è fare il tecnico riparatore. Piano piano questa ditta è diventata una seconda famiglia per me. Amo il mio lavoro e vorrei continuare a farlo. Purtroppo per il nostro settore è entrata in vigore la legge 9/2016 la cui conseguenza è stata una diminuzione drastica del lavoro e molti miei colleghi hanno scelto una strada diversa. Se questa legge non verrà modificata ci saranno moltissimi altri tagli in tutto il settore del gioco legale e dell’indotto. Queste aziende creano posti di lavoro che vengono annullati con una semplice legge regionale. Migliaia di persone rischieranno il posto di lavoro. Il rammarico di noi dipendenti sarà quello di essere licenziato non per causa nostra ma per colpa di una legge che non ci considera”.

Il settore è uno dei tanti in crisi a causa della pandemia e la possibilità di doversi reimpiegare come tecnico manutentore in un altra branca dell’universo delle macchinette per il 32enne è reale.