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CUNEO E PROVINCIA

Epifiania, torna il Raduno Aerostatico Internazionale di Mondovì

L’edizione 2023 è in programma dal 6 all’8 gennaio

Epifiania, torna il Raduno Aerostatico Internazionale di Mondovì
Eventi Mondovi, 29 Dicembre 2022 ore 15:04

“Ogni anno a Mondovì l’Epifania regala la più magica delle atmosfere, con decine di mongolfiere che riempiono il cielo cittadino di colori sgargianti e forme oniriche. La città inizia l’anno diventando così una delle capitali mondiali del volo, riconoscimento che porta avanti sin dal 1979, quando qui viene immatricolata la prima mongolfiera italiana.” afferma l’ATL del Cuneese a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno.

La storia del volo monregalese

Tutti conoscono la nascita del primo “pallone volante” da parte dei fratelli Montgolfier alla fine del XVIII secolo, ma la mongolfiera per come la conosciamo oggi non vedrà la luce fino agli anni ’50 del Novecento grazie all’americano Ed Yost. Nel Bel Paese il primo pallone aerostatico arriva alla fine degli anni ’70, grazie a Giovanni (John) Aimo e Paolo Contegiacomo, originari della città di Mondovì, ai margini meridionali del Piemonte.

Il ricordo ogni anno

La lunga storia del volo monregalese è quindi ricordata da decenni ogni anno il 6 di gennaio, quando da tutto il mondo arrivano nella cittadina cuneese, in Piemonte, equipaggi dai luoghi più disparati con palloni dalle forme incredibili: pinguini, rinoceronti, koala e anche suonatori di cornamusa!
L’edizione 2023 del Raduno Aerostatico Internazionale dell’Epifania, in programma dal 6 all’8 gennaio, avrà come novità un cambio di “base” per i voli, ma lo spirito è quello che lo accompagna da anni tra iniziative collaterali, manifestazioni ed eventi per tutti.

“Col naso all’insù per sognare, per tornare bambini, per guardare il nostro territorio da una prospettiva altrimenti impossibile. Queste sono le mongolfiere per noi monregalesi e questo è il regalo che il nostro AeroClub fa ogni anno a chi raggiunge Mondovì o a chi, attraverso i social ed i media, sogna insieme a noi. Un appuntamento imperdibile, quindi, che si rinnova da oltre 20 anni e che rappresenta una delle principali manifestazioni di questo angolo di Provincia Granda. Senza dimenticare la cultura, la gastronomia e le bellezze cittadine. Poco lontano dai luoghi della manifestazione è infatti il cuore storico di Mondovì, che tra le sue vie accoglie angoli dallo splendore unico, oltre a rappresentare un perfetto punto di osservazione dei voli.” Commenta il primo cittadino di Mondovì, Luca Robaldo.

Mondovì è una città d’arte che davvero può sorprendere. Il rione Breo, in basso, è di gusto squisitamente barocco ed è caratterizzato da piccole e sinuose vie, tra edifici decorati con numerose meridiane. Piazza San Pietro si fa spazio tra questi vicoli, creando una scenografia spettacolare con le aggraziate scalinate che portano all’omonima chiesa, sulla cui sommità vigila l’automa del “Moro”, maschera tipica del carnevale locale.

Il rione si trova ai piedi del Monte Regale, un’altura “incoronata” dal quartiere più antico: il rione Piazza. Qui si trovano le tracce della Mondovì originaria, fondata nel 1198 e diventata nei secoli importante centro culturale ed economico del sud del Piemonte. Testimonianze ne sono i bei palazzi cittadini che si affacciano sull’affascinate Piazza Maggiore e tra questi spiccano il Palazzo del Governatore, quello dei Bressani e il Palazzo Fauzone, sede dell’importante Museo della Ceramica. Dal lato opposto la Chiesa della Missione custodisce splendidi affreschi ad opera del maestro del barocco Andrea Pozzo. Imperdibile anche il recentemente rinnovato Museo Civico della Stampa.

Il punto di osservazione

Il belvedere cittadino è il punto d’osservazione ideale durante il raduno delle mongolfiere, con una visuale ampissima, con la catena delle Alpi che abbraccia la pianura fino alle Langhe Monregalesi, dove nascono ottimi vini piemontesi. Qui addirittura Napoleone Bonaparte scrisse una lettera “dal paese più bello del mondo”. Al centro del Parco del Tempo svetta la Torre del Belvedere, un tempo campanile della chiesa di Sant’Andrea, poi fatta abbattere proprio dal conquistatore francese.

 

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