Elezioni 2019: propaganda social, ancora nessuna legge

Sei mesi fa la firma di una roadmap da parte di Facebook, Twitter e Google.

Elezioni 2019: propaganda social, ancora nessuna legge
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Manca un mese e mezzo alle elezioni del 26 maggio e l’Italia non ha ancora una legge per normare la propaganda social. A fine 2018 la commissione europea aveva fatto delle richieste alle grandi aziende del web per rendere più trasparente la propaganda politica online. Ad oggi infatti la materia, sui social e internet più in generale, non è ancora correttamente normata. Questo perché in Italia, come in altri paesi, non vengono imposte le regole già in essere per la normale propaganda elettorale anche a quella online.

Propaganda social

Ad oggi in Italia non esiste ancora una legge che disciplini la cosiddetta propaganda politica online, sui social e internet più in generale. Il problema però non è solo nostro ma anche in altri Paesi dell’Unione Europea non vengono imposte le regole già in essere per la normale propaganda elettorale anche a quella online, sia perché i grandi del web che forniscono servizi di advertisement online hanno livelli di trasparenza ancora troppo bassi.

La roadmap firmata da Facebook, Twitter e Google

Lo scorso autunno i grandi del web come Facebook, Twitter e Google hanno firmato delle roadmap sotto invito della commissione europea, attraverso i quali si impegnavano ad introdurre nella primavera del 2019 soluzioni che rendessero più trasparenti i meccanismi della propaganda elettorale sul web. “Alcuni di questi strumenti sono ormai online da un paio di settimane – afferma l’osservatorio civico della politica italiana che si occupa di accesso ai dati pubblici Openpolis -, e le criticità sembrano già essere evidenti. Le soluzioni implementate infatti forniscono poche informazioni, non danno un quadro chiaro della situazione, e provano ancora una volta come l’autoregolamentazione non può essere la strada da precorrere”.

Le richieste dell’UE

Ad aprile dello scorso anno la commissione europea era intervenuta aveva richiesto alle piattaforme digitali e all’industria pubblicitaria di conseguire, tra gli altri, i seguenti obiettivi:

  • migliorare significativamente il vaglio delle inserzioni pubblicitarie;
  • garantire trasparenza circa i contenuti sponsorizzati, in particolare per quanto riguarda i messaggi pubblicitari di natura politica e le campagne di sensibilizzazione;
  • la realizzazione di un archivio;
  • intensificare e dimostrare l’efficacia degli sforzi impiegati per chiudere i profili falsi;
  • offrire alle organizzazioni e al mondo accademico accesso alle piattaforme di dati (in particolare tramite interfacce per programmi applicativi).

La legge italiana

Nel nostro paese la legge 515 del 1993 regola lo svolgimento delle campagne elettorali, mentre la legge 212 del 1956, invece norma in concreto le propagande elettorali. Nessuna delle due però sono ancora state integrate ed adattate a quello che succede sul web. Sono in molti infatti, per non dire tutti, i politici che usano proprio i social e gli strumenti di comunicazione online.

Il punto di maggior passaggio

“Camminando per strada tutti vediamo gli stessi manifesti elettorali, su internet ognuno di noi vede pubblicità politiche differenti – proseguono da Openpolis -. Questo è un problema perché mentre tutti vediamo gli stessi manifesti elettorali, parlando della tradizionale propaganda elettorale, ogni singolo utente su internet vede contenuti pubblicitari differenti, e questo ovviamente ha delle implicazioni che non si possono ignorare”.

“Difficile chiamare le linee guida della commissione europee delle vere linee guida, sono troppo vaghe” conclude Openpolis.

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