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Sciopero scuola 27 febbraio 2019: Unicobas sulle barricate

Dalle 9.30 delegazioni degli operatori scolastici saranno presenti davanti al Parlamento.

Sciopero scuola 27 febbraio 2019: Unicobas sulle barricate
Economia 12 Febbraio 2019 ore 16:28

Docenti e personale ATA incroceranno le braccia il prossimo mercoledì 27 febbraio 2019. L’agitazione è stata indetta a livello nazionale da Unicobas per protestare contro la regionalizzazione degli istituti scolastici e delle università.

Sciopero scuola 27 febbraio 2019

Le ragioni della protesta sono state sintetizzate sul sito dell’associazione di categoria:

“No a differenziazioni di qualità fra le regioni! No alle gabbie salariali! No all’esame di stato invalsizzato! No all’alternanza scuola-ignoranza! I partiti del Governo pentalegato avevano promesso di abrogare la mala-scuola renziana. Invece hanno conservato la chiamata per competenze e lo strapotere dei dirigenti sull’utilizzo degli insegnanti, il ‘bonus’ discrezionale, un organico ‘potenziato’ senza futuro né limiti alle supplenze, ed intendono peggiorare di molto la già gravissima situazione creando un’istruzione pubblica di serie ‘a’ e serie ‘b’ a seconda della ricchezza regionale, con contratti separati per docenti ed ata secondo le aree geografiche. Hanno anche voltato le spalle ai precari, cancellando 42.000 assunzioni col previsto assorbimento del tempo ‘potenziato’. E del contratto scaduto a fine dicembre 2018 neppure si parla.”

Manifestazione davanti a Montecitorio

Dalle 9.30 del mattino fino alle 14 delegazioni degli operatori scolastici legati a Unicobas saranno presenti davanti al Parlamento, mentre nei plessi di tutto lo Stivale s’incroceranno le braccia per l’intera giornata.

Il segretario nazionale Unicobas Stefano D’Errico:

“Il progetto del Governo  è una vera e propria vergogna e occorre subito una risposta ferma ed inequivocabile, specifica della Scuola e delle Università, senza dilazioni e compromessi. Non possiamo rischiare che il Governo faccia approvare il provvedimento senza aver dato al mondo dell’istruzione la chance per far sentire il netto rifiuto del provvedimento. Non abbiamo nessuna intenzione di ‘annacquare’ lo scontro cadendo nell’attendismo di quanti cercano di soppiantare la lotta con schermaglie legali di vario genere come quella sull’assenza della definizione dei LEP”

Promesse disattese

“Inoltre – denuncia l’Unicobas – con la regionalizzazione del personale (cosa mai successa prima in nessun altro settore), questo Governo aprirà la strada alle gabbie salariali per tutti i settori ‘concorrenti’, a cominciare dalla Sanità, riducendo parallelamente la spesa pubblica per tutti i servizi e le istituzioni del Meridione”.

“A questo punto la risposta del mondo della scuola, che aspetta sempre un contratto dignitoso, non può che essere uno sciopero compatto dalle Alpi alla Sicilia per bloccare un progetto inaccettabile che cancellerebbe in un colpo solo la scuola per tutti voluta dai padri costituenti”.

Tagli dei trasferimenti per quasi tutte le regioni

Il nodo più delicato di tutta la questione riguarda il fatto che l’operazione se dovesse andar a buon fine comporterebbe una revisione importante delle somme trasferite dallo Stato alle singole regioni, sulle materie ad esse devolute.

“Sono solo 6 le regioni che con l’operazione ci guadagnerebbero – sostiene d’Errico – Lombardia (+5,611mld di surplus), Lazio (+3,672), Emilia Romagna (+3,293), Veneto (+2,078), Piemonte (+1,162) e Toscana (+805mln)

Tutte le altre ci perderebbero: chi poco, come Marche (-105mln), Liguria (-347) e Friuli Venezia Giulia (-410), e chi molto (la Calabria si vedrebbe i finanziamenti ridotti di 5,528 miliardi, la Sardegna di 4,368 e il Molise di 3,996)”.