Il comparto vitivinicolo piemontese sta vivendo una fase definita dagli operatori «di profonda crisi strutturale e di mercato», con una situazione paragonata per gravità soltanto alla crisi finanziaria del 2008 e all’emergenza pandemica del 2020.
Crisi del vino piemontese
Una condizione che tocca da vicino anche il Cuneese, territorio fortemente vocato alla viticoltura e interessato da diverse delle denominazioni coinvolte nel calo dei prezzi, come Nebbiolo d’Alba, Barbaresco, Arneis e Dolcetto.
È quanto emerso durante l’audizione dei rappresentanti delle organizzazioni di produttori vitivinicoli del Piemonte nella terza Commissione regionale, presieduta da Claudio Sacchetto.
Secondo i dati presentati dai principali consorzi di tutela, lo scenario appare particolarmente preoccupante: si registra infatti un calo generalizzato degli scambi sia in quantità sia in valore. A rendere il quadro ancora più critico è il confronto con il dato nazionale. Mentre l’Italia ha chiuso il 2025 con una produzione sostanzialmente in linea con l’anno precedente, il Piemonte ha segnato una riduzione del 4% sia rispetto al 2024 sia rispetto alla media degli ultimi cinque anni. Nonostante la minore produzione, le giacenze nelle cantine sono cresciute, superando a livello nazionale i 61 milioni di ettolitri, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.
Il crollo dei prezzi
Il dato ritenuto più drammatico riguarda però il crollo dei prezzi delle uve, con flessioni comprese tra il 15% e il 30%. Tra le denominazioni più colpite figurano Barbaresco, con un -27% sul prezzo al chilogrammo rispetto al 2024, Nebbiolo d’Alba e Langhe Nebbiolo con cali rispettivamente del 22% e del 28%, mentre per la Barbera d’Asti si registrano riduzioni fino al 30% per le uve diradate e selezionate. In difficoltà anche Arneis e Dolcetto, con diminuzioni tra il 14% e il 21%.
Le motivazioni
Le cause della crisi sono molteplici. I produttori segnalano innanzitutto una contrazione dei consumi, con un calo progressivo dei volumi negli ultimi cinque anni, e le difficoltà sui mercati esteri: a fine 2025 si stima una riduzione del 7% dell’export verso i Paesi extra-UE, aggravata anche dalla sola minaccia di dazi negli Stati Uniti, mai entrati in vigore. A incidere sono inoltre gli eventi climatici estremi, sempre più frequenti, che mettono a dura prova i vigneti, e le campagne internazionali sul consumo di alcolici, con riferimento alle posizioni dell’Ocse che hanno sollevato forti critiche nel settore.
Le richieste dei consorzi
Per salvaguardare il reddito delle migliaia di famiglie coinvolte nella filiera, i consorzi chiedono interventi immediati per «decongestionare» il mercato. Tra le proposte avanzate figurano misure di breve periodo per ridurre l’offerta eccedentaria e azioni di promozione territoriale per sostenere la domanda, oltre alla diversificazione dei canali commerciali per le denominazioni più in difficoltà, come Barbera, Dolcetto, Cortese e Moscato.
Durante la seduta sono intervenuti con domande i consiglieri regionali Davide Buzzi Langhi, Annalisa Beccaria, Fabio Carosso, Marco Protopapa, Gianna Gancia, Fabio Isnardi, Alice Ravinale e Daniele Sobrero.