Due presidi nel Cuneese

Sciopero dei servizi pubblici: “Anni di richieste, male, o mai, evase dai governi di turno. Ora basta!”

Organizzato dalle firme sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Fp e Pa Uil, pone l'attenzione su tre tematiche delicate: contratti, sicurezza e assunzioni.

Sciopero dei servizi pubblici: “Anni di richieste, male, o mai, evase dai governi di turno. Ora basta!”
Cronaca Cuneo città, 08 Dicembre 2020 ore 10:09

Lo slogan di presentazione dello sciopero di domani, mercoledì 9 dicembre 2020, è la sintesi di anni di richieste, male, o mai, evase dai governi di turno. Nel Cuneese verranno organizzati due presidi, organizzati dalle firme sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Fp e Pa Uil, da parte dei lavoratori del settore dei servizi pubblici al denunciare una situazione che da tempo è restata inascoltata (foto presa dalla pagina Facebook di Fp Cgil Cuneo).

Sciopero dei servizi pubblici

In provincia di Cuneo saranno due i presidi dei lavoratori e delle lavoratrici del settore dei servizi pubblici che si svolgeranno dalle 10,30 alle 12 di domani, mercoledì 9 dicembre 2020: uno a Cuneo davanti al Palazzo degli Uffici Finanziari in Via S. Giovanni Bosco, e uno a Verduno davanti all’entrata del nuovo Ospedale Ferrero, aperto di recente in funzione dell’emergenza sanitaria.

Lo sciopero organizzato dalle firme sindacali Fp Cgil, Fp Cisl, Fp e Pa Uil pone l’accento su tre tematiche molto delicate: sicurezza, assunzione e contratti, tre proposte di rinnovamento per garantire ai cittadini servizi degni di essere chiamati tali, realmente utili e efficienti.

Il nostro Paese è ultimo in Europa per percentuale di lavoratori occupati nel pubblico impiego, il 5,7% contro il 18,43%, dati Ocse in rapporto alla forza lavoro complessiva. Dati che evidenziano il prezzo da pagare per i tagli decennali al settore, confermati purtroppo nella prima bozza di legge di bilancio 2021, tanti i pensionamenti ordinari e per quota 100, parliamo di 500.000 dipendenti in meno mai rimpiazzati da nuove assunzioni. E’ evidente a tutti che una pubblica amministrazione in cui scarseggiano le risorse umane significa in pratica liste d’attesa lunghe, uffici meno efficienti, code e burocrazia sempre più incompatibile con le esigenze e i bisogni reali dei cittadini utenti. Rinnovare la pubblica amministrazione significa investire in assunzioni e formazione del personale esistente, significa dare risposte a 195.000 precari che, già oggi , lavorano nel settore, troppi persino per la Commissione europea che ha già avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, significa rinnovare il contratto nazionale valorizzando le professionalità”.

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