Oltre 50 militari impegnati nell'operazione “Sole”

Eseguite dieci misure cautelari nel Cuneese per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e fabbricazione di documenti falsi.

Oltre 50 militari impegnati nell'operazione “Sole”
Pubblicato:
Aggiornato:

Nel corso della conferenza stampa di questa mattina, lunedì 18 marzo 2019, presso la sede della Compagnia dei Carabinieri di Alba, il tenente colonnello Marco Pettinato, comandante del Reparto Operativo dell'Arma provinciale, insieme al capitano Giampaolo Canu, al comando del Nucleo Investigativo di Cuneo, e al capitano Giacomo Conte, comandante della Compagnia di Alba, ha diffuso i dettagli dell'attività investigativa iniziata nel giugno 2018, dopo la conclusione dell'operazione denominata “Macedonia” che ha permesso di riscontrare che buona parte dei cittadini macedoni identificati era in possesso di una carta d’identità falsa, prevalentemente dello Stato della Bulgaria.

Documenti falsi, liberi di delinquere

Parallelamente è stato verificato che i documenti contraffatti erano stati richiesti, oltre che dagli operai stagionali – incensurati – anche da persone gravate da precedenti di polizia, in modo da poter continuare a delinquere eludendo i controlli delle Forze di Polizia.

I vantaggi dell’illecita procedura infatti, sono quelli di poter circolare e soggiornare liberamente in ogni Stato UE,  ottenere la Tessera Sanitaria ed il Codice Fiscale, lavorare liberamente senza dover sottostare alle prescrizioni imposte dagli annuali Decreti Flussi; non solo, le persone coinvolte hanno potuto usufruire dell’indennità di disoccupazione e garantirsi la possibilità di richiedere un futuro contributo pensionistico a tassazione agevolata.

Intensa attività investigativa

Con queste premesse i militari del Comando Provinciale di Cuneo coordinati dalla Procura della Repubblica di Asti (Dott. Nicola) hanno continuato tale attività investigativa tesa, questa volta,
all’identificazione di un gruppo di cittadini macedoni stanziali nella provincia di Cuneo, che si occupava del reclutamento e dell’illecito ingresso in Italia di manodopera extracomunitaria (per lo
più di origine macedone o albanese) con la sua successiva regolarizzazione in territorio nazionale attraverso il reperimento di falsi documenti di identità.

Con l’operazione svolta sabato 16 marzo, cui hanno partecipato oltre 50 militari della Compagnia di Alba e del Nucleo Investigativo di Cuneo, che hanno curato le indagini in stretto collegamento - per la verifica della contraffazione dei documenti - con il Centro di Cooperazione di Polizia e doganale di Chiasso, con l’ausilio del Nucleo Carabinieri Ispettorato del Lavoro di Cuneo, e di personale di rinforzo del Comando Provinciale di Cuneo, Asti, Milano e Roma: sono stati tratti in arresto, in esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere, emessa dal Tribunale di Asti in quanto gravemente indiziati dei citati traffici illeciti, ai quali è stato contestato il reato di favoreggiamento dell’ingresso illegale di cittadini stranieri irregolari, aggravato dall’utilizzo di documenti falsi, dal numero di stranieri e dall’esistenza fittizia di un rapporto di lavoro.

Favoreggiamento all’immigrazione clandestina e fabbricazione di documenti falsi

Sei le persone arrestate per favoreggiamento all’immigrazione clandestina e fabbricazione di documenti falsi

  •  G. B. 43 enne macedone, residente ad Alba (CN), imprenditore agricolo;
  •  G. M. 61 enne macedone residente a Mango (CN), operaia;
  •  N. S. 43 enne macedone, residente ad Alba (CN);
  •  G. G. 39 enne bulgaro residente in Bulgaria, autista internazionale;
  •  R. D. 25 enne macedone residente a Mango (CN);
  •  P. S. 43 enne macedone, residente a Sozzago (NO), rintracciato e catturato a Roma.

Contestualmente venivano sottoposti alla misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla p.g. ulteriori quattro uomini, 3 italiani ed un macedone, rispettivamente di: Nizza Monferrato (At), Brae Mango (Cn).

Il Caporalato

I cittadini macedoni impiegati come lavoranti stagionali nelle vigne venivano fatti entrare in Italia a bordo di un furgone, quindi sistemati in alloggi controllati dal 'caporale', B. G., personaggio di assoluto rilievo noto alle Forze dell'Ordine, che in qualche modo gestiva completamente le loro vite, assumendo spesso comportamenti crudeli. Le loro fotografie venivano quindi mandate al falsario, attraverso lo stesso autista, che poi riportava in Italia i documenti falsi.

All'organizzazione criminale, inoltre, andavano buona parte dei proventi del lavoro nelle vigne, visto che ai lavoratori restava una paga di circa 2-3 euro all'ora, dimezzata rispetto a quella regolarmente versata dagli ignari viticoltori italiani.

Perquisiti anche locali in provincia di Cuneo, Asti, Milano e Roma

Infine sono state eseguite decine di perquisizioni personali e locali in numerosi comuni delle province di Cuneo, Asti, Milano e Roma a carico di cittadini macedoni e italiani a carico dei quali, a seguito degli accertamenti presso gli Uffici delle Entrate e le anagrafi comunali, sussistevano dubbi in ordine alla genuinità dei documenti di identità presentati ovvero di favoreggiamento personale per sottrarli ai controlli da parte delle forze di polizia.

Seguici sui nostri canali