Missionario Cuneese arrestato per aver scattato delle foto su un cantiere in Africa

Rilasciato quasi subito 'a furor di popolo'.

Missionario Cuneese arrestato per aver scattato delle foto su un cantiere in Africa
Cuneo città, 08 Maggio 2019 ore 17:04

Aurelio Gazzera, padre carmelitano cuneese, missionario da molti anni, imprigionato dopo aver visitato i luoghi di estrazione dell’oro dell’Ouham. Dopo la rivolta della comunità locale è tornato in libertà.

L’accusa

È stato arrestato perché accusato di aver scattato foto nei cantieri di estrazione dell’oro dell’Ouham, in Repubblica Centrafricana. Ma Aurelio Gazzera, padre carmelitano originario di Cuneo, missionario da anni, è stato rilasciato dopo appena un’ora grazie alla “rivolta” pacifica di 3mila cittadini locali.

“Un po’ di agitazione… Molti di voi sono già al corrente… È stata una settimana piuttosto agitata. Sabato 27 aprile sono tornato al fiume, perché volevo vedere la situazione dell’Ouham, e le imprese cinesi che vi estraggono l’oro. Ho fatto alcune foto: i cantieri non si sono fermati, anzi. Quando prendo la strada per rientrare arriva un militare, che mi intima di fermarmi. È armato, e non ho molta fiducia, e dico che io vado avanti. Chiama con la radio di altri soldati, che arrivano immediatamente. Mi chiedono perché sono andato a fare delle foto del sito… e dico loro che non è vietato. Sono molto agitati e gridano contro di me, mi confiscano la macchina fotografica e il telefono e mi perquisiscono. Mi accompagnano dove ho lasciato la macchina e mi dicono che sono in arresto!”.

Scrive così sul suo blog padre Aurelio Gazzera.

Aurelio Gazzera, da 20 anni a Bozoum

La colpa di padre Aurelio, da 20anni a Bozoum, nella parte nord occidentale della Paese africano, sarebbe stata quella di fotografare il luogo dove da gennaio si è installata una società cinese che ha deviato il corso d’acqua per setacciare e filtrare l’oro.

“Uno di loro mi diceva: ma non ti vergogni, tu, uomo di Dio, di fare queste cose? Gli rispondo che invece ho vergogna per lui che dovrebbe proteggere il paese e non venderlo agli stranieri … – dice ancora-. Poi dopo mi hanno accompagnato verso la Brigade Minière. Ma mentre attraversiamo la città le persone capiscono che c’è un problema”.

Libero grazie al passaparola

E’ bastato il passaparola e in nemmeno un’ora la gente si è radunata davanti alla Brigata Mineraria, chiedendo, urlando, il rilascio del sacerdote.

Il lungo racconto del padre cuneese si conclude: “Singila na Nzapa. Grazie a Dio! I giorni seguenti sono molto tesi. Oltre tutto, le autorità di Bangui reagiscono, accusandomi di essere io stesso un trafficante d’oro! E allora, per una volta, mi permetto di pubblicare qui le foto di alcune delle cose fatte, con l’aiuto di Dio (e di tante persone): ecco il mio oro!”

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(Foto di Aurelio Gazzera dal suo profilo di Facebook)

 

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