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Operazione "Junior"

In carcere per la morte di Patrizio Piatti, continuava a gestire il traffico di droga coi pizzini

I provvedimenti scaturiscono da un’attività d’indagine avviata nell’estate del 2017 per le ricerche del latitante Nerbo Junior Giuseppe.

In carcere per la morte di Patrizio Piatti, continuava a gestire il traffico di droga coi pizzini
Cronaca Bra e Roero, 28 Aprile 2021 ore 09:23

In carcere dal 7 giugno 2017 per l’omicidio di Piatti Patrizio, avvenuto a Monteu Roero (CN) il 9 giugno 2015, il boss Nerbo Junior Giuseppe aveva continuato a gestire un traffico di droga internazionale tra Spagna e Italia. L’attività di indagine dei Carabinieri del R.O.S, racconta “Prima Torino”, ha consentito di trarre in arresto 9 indagati, ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e per plurimi episodi di produzione, traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, con l’aggravante della transnazionalità.

Il boss era in carcere per la morte di Patrizio Piatti

I provvedimenti scaturiscono da un’attività d’indagine avviata nell’estate del 2017 per le ricerche del latitante Nerbo Junior Giuseppe. Quest’ultimo, infatti, si era rifugiato in Spagna dopo essersi sottratto, nel novembre del 2016, all’esecuzione di un provvedimento cautelare in carcere per l’omicidio di Piatti Patrizio, avvenuto a Monteu Roero (CN) il 9 giugno del 2015.

I successivi approfondimenti, anche in regime di cooperazione giudiziaria con i collaterali organi di polizia spagnoli della Guardia Civil, hanno consentito di rintracciare e trarre in arresto Nerbo Junior Giuseppe il 7 giugno 2017 nei pressi di Barcellona e documentare l’esistenza di un sodalizio dedito al traffico internazionale di cocaina, hashish e marijuana, attivo tra la Spagna e l’Italia.

Dalla cella gestiva il traffico di droga coi pizzini

Mirati approfondimenti sul punto, hanno confermato l’operatività del sodalizio che è risultato diretto dal citato Nerbo il quale, una volta estradato in Italia, sfruttando i colloqui in carcere e apparecchi telefonici illegalmente introdotti nell’istituto penitenziario, ha continuato ad impartire direttive agli accoliti incaricati di gestire le attività di narcotraffico internazionale. Per contro, questi ultimi, anche tramite manoscritti redatti in forma criptica veicolati in carcere per mezzo della corrispondenza, hanno fornito al detenuto costanti informazioni sulle dinamiche associative e una rendicontazione circa i proventi derivanti dalla compravendita del narcotico che, in taluni casi, veniva recapitato da società di spedizioni ignare del contenuto dei colli all’interno dei quali erano occultati apparati gps per tracciare lo spostamento dello stupefacente.

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Sequestrati 170 chilogrammi di stupefacente

L’attività ha consentito di sequestrare 170 kg di sostanza stupefacente tra cocaina, hashish ed anfetamine e di individuare diramazioni dell’organizzazione in Spagna, Piemonte, Sardegna e Sicilia. Contestualmente, a carico del sodalizio, è stato eseguito un sequestro preventivo per equivalente di settecentomila euro.