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Operazione "Prestige"

Due cuneesi coinvolti in un traffico illecito di Bmw e Mercedes rubate tra Italia e Germania

A finire in manette 9 soggetti indagati: in particolare sono stati tratti in arresto un 64enne e un 66enne coinvolti in attività mafiose di stampo ‘ndranghetistico a Bra.

Due cuneesi coinvolti in un traffico illecito di Bmw e Mercedes rubate tra Italia e Germania
Cronaca Bra e Roero, 20 Maggio 2021 ore 11:51

Un traffico illecito di documenti di circolazione ed autovetture di alta gamma (Bmw e Mercedes). All'interno dell'operazione "Prestige", portata avanti dalla Sottosezione di Bra e della Squadra del Compartimento Polizia Stradale di Torino, ha consentito di incastrare due cuneesi, un 64enne e un 66enne, coinvolti in attività mafiose di stampo ‘ndranghetistico nell’articolazione del “locale” di Bra. Undici in totale i soggetti indagati: 9 finiti in carcere e due agli arresti domiciliari.

L'origine delle indagini

Nel mese di maggio 2020 gli investigatori della Sezione Polizia Stradale di Cuneo – Sottosezione di Bra e della Squadra di P.g. del Compartimento Polizia Stradale di Torino , coordinati dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Asti, avevano iniziato una complessa attività di indagine nei confronti di alcune persone dimoranti nell’hinterland braidese coinvolte in un traffico illecito di documenti di circolazione ed autovetture di alta gamma.

Auto rubate importate in Italia

Il meccanismo delittuoso, basato su un consolidato sistema di istanze inoltrate alle Autorità tedesche, attraverso le quali veniva richiesta l’immatricolazione di autovetture (Bmw e Mercedes) provento di reati commessi in vari Stati europei, si concretizzava utilizzando carte di circolazione italiane rubate in bianco, falsamente compilate con i dati identificativi delle autovetture di illecita provenienza. Ottenuta la targa di nazionalità tedesca, il veicolo veniva quindi radiato per l’esportazione e importato formalmente sul territorio nazionale dove veniva definitivamente immatricolato con targhe italiane.

Gli elementi raccolti, frutto di un’intensa attività investigativa di carattere tecnico, hanno consentito di acquisire precisi e circostanziati elementi indiziari anche nei confronti di alcuni personaggi, collegati alla criminalità organizzata, residenti nella provincia di Cuneo, un 64enne e un 66enne.

Accesso abusivo in sistemi informatici bancari

Le indagini, oltre ad evidenziare le gravi responsabilità in ordine al riciclaggio e alla ricettazione dei veicoli di illecita provenienza in una dimensione transnazionale, aveva portato alla luce specifiche responsabilità legate all’accesso abusivo ai sistemi informatici della Banca Unicredit, finalizzato ad appropriarsi della somma di 347.650,00 euro. Il sistema fraudolento escogitato, prevedeva la variazione dei certificati digitali, di alcuni conti correnti di ignare società di capitali sedenti nell’hinterland torinese, da utilizzare per disporre bonifici online da far confluire su conti esteri aperti a questo scopo in Germania e Slovacchia. Le operazioni, sviluppate con la complicità di un cittadino tedesco, non erano state portate a compimento solo perché bloccate dai sistemi di sicurezza dello stesso istituto di credito.

Arrestati in tutto 11 soggetti

Sulla base del grave quadro indiziario emerso, il G.I.P. del Tribunale di Asti ha emesso ordinanza di applicazione di misura cautelare, disponendo la custodia cautelare in carcere per nove persone e gli arresti domiciliari per altre due.

Durante le operazioni volte a dare esecuzione ai provvedimenti, eseguiti in data 30 marzo tra la provincia di Cuneo, Torino e Brindisi, sono state espletate perquisizioni delegate nei confronti degli indagati che hanno consentito di rinvenire e sequestrare targhe di veicoli rubati e documentazione cartacea utile al prosieguo delle indagini.

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Il procedimento penale per la posizione di taluni degli indagati è stato trasmesso per competenza alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Torino, ove nei confronti di dei due soggetti menzionati precedentemente è stata ipotizzata altresì l’aggravante di cui all’art. 416 bis c.1 c.p., per aver agito al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa di stampo ‘ndranghetistico nell’articolazione del “locale” di Bra.