Cronaca

Caporalato cinese, al lavoro 12 ore al giorno senza riposo e sottopagati VIDEO

Carabinieri di Cuneo e Procura portano alla luce le violazioni tributarie, previdenziali e sanitarie. I responsabili gestivano azienda e centro accoglienza.

Cronaca Cuneo città, 21 Ottobre 2019 ore 14:22

Sfruttameto di manodopera scoperto dal Nucleo Carabinieri dell’Ispettorato Territoriale del Lavoro di Cuneo.

Due cinesi nei guai

L'indagine, coordinata dal Procuratore Capo di Cuneo, Onelio Dodero, si è consolidata con l’emissione di una misura cautelare a carico di due cittadini di origini cinesi, marito e moglie di 44 e 43 anni; lei titolare di un hotel/ristorante sito a Beinette e lui il suo coadiuvante. Sono ritenuti responsabili di sfruttamento di manodopera continuata ed in concorso tra loro. Un altro episodio di caporalato in agricoltura nel territorio.

Ristorante e hotel

La ditta oltre al ristorante cinese, gestiva anche un hotel successivamente adibito a CAS (Centro Accoglienza Straordinario) dove venivano alloggiati i migranti sbarcati in Italia e gestiti dalla Prefettura nell’ambito del piano nazionale. Dagli accertamenti è emerso che oltre aquesto CAS, la ditta ne aveva gestiti altri due: uno a Montoso, frazione di Bagnolo Piemonte ed uno a Robilante entrambi in provincia di CUneo chiusi per questioni di natura economica.

Manodopera da sfruttare

Era proprio tra gli ospiti del CAS di Beinette che gli arrestati attingevano manodopera da sfruttare. In particolare, l’indagine, iniziata nella scorsa primavera, ha permesso agli inquirenti di accertare che tra il mese di settembre del 2017 e l’aprile del 2019, gli indagati avevano sfruttato 5 rifugiati di origine africana, costringendoli a lavorare su turni di 11-12 ore al giorno, sette giorni su sette, senza alcun riposo settimanale, senza riposo giornaliero, tantomeno ferie. I più fortunati potevano formalmente disporre di un contratto di lavoro part time di 20 ore settimanali, con una retribuzione di circa 200 € al mese che veniva corrisposta solo a seguito delle insistenti richieste dei lavoratori stessi.

"Licenziato" chi aveva protestato

Quando uno dei lavoratori occupati in nero si era ribellato chiedendo di essere regolarizzato e di avere una paga adeguata, era stat allontanato. .Non venivano neanche rispettate le norme basilari di sicurezza sul lavoro,tantomeno quelle igieniche riferite agli alloggi. Dalle indagini è emersa anche una circostanza particolarmente allarmante in relazione alle possibili conseguenze: in particolare la ditta, almeno in una occasione, ha coperto un infortunio sul lavoro provvedendo a medicare il malcapitato con rimedi casalinghi, senza cioè ricorrere alle cure sanitarie, per non fare attivare eventuali controlli che avrebbero permesso di fare luce sulle violazioni.

Stato di bisogno dei lavoratori

Le indagini del Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro sia con le testimonianze raccolte dai lavoratori, che nel corso delle perquisizioni eseguite e mediante l’analisi della documentazione aziendale acquisita, hanno fatto emergere un complessivo quadro di sfruttamento del lavoro aggravato dallo stato di bisogno dei lavoratori, tutti in attesa di asilo e privi di mezzi di sostentamento, erano nella condizione di dovere sostanzialmente accettare qualunque condizione pur di lavorare.

Arresti domiciliari

Il Gip del Tribunale di Cuneo ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari a carico dei due coniugi. I provvedimenti sono stati eseguiti nello scorso mese di luglio e resi noti ora dai Carabinieri del NIL, supportati nella fase esecutiva dai militari dell’Arma territoriale del Comando Compagnia Carabinieri di Cuneo. A distanza di circa tre mesi dalla loro esecuzione, il Gip ha revocato le misure cautelari ad entrambi gli indagati.

Evasione tributaria e contributiva

L'indagine ha portato alla luce anche un’evasione tributaria e previdenziale quantificabile, secondo i dati emersi, in oltre 190mila euro; cifra che, costituendo profitto del reato, è stata sottoposta a sequestro preventivo con ordinanza emessa dal Gipdi Cuneo su richiesta del pubblico ministero ed eseguita dai Carabinieri,, vincolando anche un immobile a Savona ed intestato agli arrestati. Riscobtrata anche evasione contributiva per 52mila euro