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Operazione "Super slot"

Alba, sgominata frode fiscale milionaria nel settore delle scommesse

Incastrata una holding familiare in capo a tre soggetti residenti nell'albese: sequestrati oltre 3 milioni di euro frutto dell'evasione fiscale.

Alba, sgominata frode fiscale milionaria nel settore delle scommesse
Cronaca Alba e Langhe, 08 Giugno 2021 ore 08:48

All'interno dell'operazione "Super Slot", le Fiamme Gialle della Granda sono riusciti a sgominare una frode fiscale milionaria nel settore delle scommesse. Indagati dai finanzieri di Bra tre soggetti residenti nell'albese, soci e rappresentati legali di numerose realtà imprenditoriali riconducibili ad una medesima holding familiare con l'illecito intento di abbattere gli utili generati dalla lucrosa attività svolta, nel settore, appunto, dei giochi e delle scommesse.

Frode fiscale milionaria nel settore delle scommesse

Le Fiamme Gialle della Provincia “Granda” in azione, nel contrasto alle forme più perniciose di criminalità economico finanziaria, a tutela dell’economia legale ed a difesa dei cittadini onesti e rispettosi delle regole.

Questa volta, i finanzieri del Gruppo di Bra (Reparto che svolge una funzione strategica nell’ambito delle unità operative del Comando Provinciale di Cuneo, in quanto competente istituzionalmente su una porzione di territorio particolarmente avanzato e moderno da un punto di vista socio-economico), nell’ambito dell’operazione denominata “Super Slot”, hanno portato a termine articolate investigazioni, individuando una frode fiscale milionaria, nel delicato comparto dei giochi/scommesse.

Indagata una holding familiare di Alba

In particolare, sulla scorta di una verifica condotta dall’Agenzia delle Entrate di Cuneo, sono state segnalate alla Procura della Repubblica di Asti plurime ipotesi di reato, riconducibili ad una serie di operazioni societarie straordinarie realizzate da tre soggetti residenti nell’albese, soci e rappresentati legali di numerose realtà imprenditoriali riconducibili ad una medesima holding famigliare, di nazionalità italiana, con l’illecito intento di abbattere gli utili generati dalla lucrosa attività imprenditoriale svolta, nel settore, appunto, dei giochi e delle scommesse.

Il loro modus operandi truffaldino

In sintesi, lo schema illecito concepito dagli indagati, attraverso, soprattutto, operazioni di trasferimento di rami d’azienda e fusioni per incorporazione, consentiva di attribuire un valore esorbitante ad un asset immateriale (un software database), nel corso delle indagini rivelatosi inesistente; tale asset veniva rivalutato sensibilmente ad ogni operazione straordinaria successiva, per importi da 6 a 9 milioni di euro, legittimando un corposo ed illecito abbattimento dell’imponibile, così come definito dalla normativa fiscale vigente.

Il bene immateriale (inesistente), infatti, dopo aver esaurito il proprio processo di ammortamento contabile, in ragione del quale l’imponibile annuale veniva fraudolentemente abbattuto, subiva un’ulteriore rivalutazione patrimoniale, propedeutica alla realizzazione di una successiva operazione straordinaria, all’esito della quale il soggetto incorporante perpetuava lo stesso schema criminoso, ridimensionando nuovamente il risultato d’esercizio nelle successive annualità. Tale schema “a cascata” è stato ripetuto in più occasioni, coinvolgendo quattro diverse società, tutte riconducibili alla famiglia di imprenditori indagati nel procedimento penale.

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Sequestrati più di 3 milioni di euro

L’attività di Polizia Giudiziaria esperita, coordinata dalla Procura della Repubblica di Asti, effettuata anche attraverso l’esecuzione di diverse perquisizioni locali, esami peritali e mirati accertamenti patrimoniali, ha così permesso di confermare l’impianto accusatorio ipotizzato dall’Autorità Giudiziaria, consentendo il sequestro del denaro frutto dell’evasione fiscale, che era stato in parte già reinvestito in titoli di Stato, azioni ed altri strutturati prodotti finanziari, per più di 3 milioni di euro, ripartito tra i conti correnti delle società interessate, dei soci amministratori, nonché del commercialista delle imprese coinvolte.

Le indagini proseguono, in quanto al vaglio dell’Autorità Giudiziaria vi sono ipotesi di auto-riciclaggio, cioè la possibilità che gli indagati abbiano riciclato i proventi illeciti conseguiti in ulteriori attività imprenditoriali.