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Interventi del Soccorso Alpino: nuovi picchi di operatività nel 2022

Ogni intervento del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese prende avvio dalle chiamate di emergenza provenienti dal territorio impervio della Regione Piemonte che la centrale del Numero Unico delle Emergenze 112 inoltra al tecnico del SASP

Interventi del Soccorso Alpino: nuovi picchi di operatività nel 2022
Attualità Cuneo città, 16 Marzo 2023 ore 15:42

Nuovi picchi di operatività hanno caratterizzato il lavoro del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese nel corso dell’anno 2022. Seguendo il trend avviato durante la pandemia tornano a superare quota 2000 gli eventi gestiti dalla Centrale Operativa con quasi 1600 persone soccorse.

Dopo un 2020 che aveva segnato numeri da record secondo tutti i parametri e un 2021 che poteva presagire a un ritorno alla normalità dopo la pandemia, l’analisi dei dati ricavati nel 2022 mostra che i livelli di operatività del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese rimangono elevati, ben al di sopra del periodo pre Covid-19.

Gli interventi

Nel corso del 2022, infatti, i tecnici SASP sono stati impegnati in 2.122 eventi di soccorso gestiti dalla Centrale Operativa, 1.310 missioni effettuate e 1.596 persone soccorse. Questo tipo di attività viene svolto dal servizio piemontese del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS) a cui la Repubblica Italiana attribuisce le attività di soccorso e recupero degli infortunati in montagna, in ambiente ipogeo e in terreno impervio con le leggi 74/2001 e 126/2020. Il SASP effettua attività di soccorso sanitario in convenzione con l’Azienda Zero della Regione Piemonte.

Le chiamate in Centrale Operativa

Ogni intervento del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese prende avvio dalle chiamate di emergenza provenienti dal territorio impervio della Regione Piemonte che la centrale del Numero Unico delle Emergenze 112 inoltra al tecnico del SASP presente h24 presso la sala operativa dell’Emergenza Sanitaria a Grugliasco (TO).

Nel 2022 sono state 2.122, oltre 100 in più rispetto all’anno precedente, arrivando a sfiorare il record assoluto di 2.146 chiamate del 2020. Si tratta della conferma di un andamento decennale che segna un costante aumento delle chiamate grazie anche al miglioramento delle infrastrutture telefoniche mobili che consente di effettuare una chiamata di emergenza anche dalle aree più remote della regione, ormai anche grazie ad applicazioni per smartphone tra cui Georesq sviluppata dal CNSAS. Inoltre, si registra che nell’utenza è sempre più radicata l’abitudine a rivolgersi ai numeri telefonici dell’emergenza anche se occorre ricordare ai frequentatori della montagna che non bisogna mai fare esclusivamente affidamento al telefonino perché le porzioni di territorio ancora non coperte dalla rete sono ampie. Il netto aumento rispetto al 2021 si spiega con il fatto che, dopo la chiusura dei comprensori sciistici nel primo anno post pandemico, le statistiche del 2022 conteggiano anche le chiamate di emergenza lanciate dagli utenti delle piste da sci.

Le missioni di soccorso

Tra le chiamate che hanno raggiunto i tecnici di Centrale Operativa SASP, 1.310 sono stati gli interventi che hanno visto i tecnici di Soccorso Alpino e Speleologico operare concretamente sul campo. Si tratta di una sensibile flessione rispetto al 2021, quando le missioni complessive erano state 1492. Occorre però sottolineare che negli scorsi due anni erano notevolmente incrementate le operazioni di Protezione Civile in cui il SASP era stato chiamato a supporto delle strutture sanitarie nella gestione dell’emergenza Covid-19 (148 nel 2021). In questo senso, i 1.310 interventi del 2022 segnano un discreto aumento rispetto ai 1.251 del 2019, ultimo rilevamento prepandemia.
Da segnalare il fatto che il 38% delle chiamate, cioè 812, sono state risolte dai tecnici di Centrale Operativa o sono state inoltrate ad altri enti per competenza. Si tratta, soprattutto, di chiamanti dispersi che, grazie al miglioramento delle tecnologie di localizzazione, vengono individuati e guidati telefonicamente senza la necessità di allertare le squadre di soccorso.

Operazioni aeree o via terra

Gli interventi di soccorso alpino vengono condotti in due modi: con il supporto dell’eliambulanza del Servizio Regionale di Elisoccorso (con a bordo il tecnico del SASP in tutte le missioni, non solo quelle montane) oppure esclusivamente dalle squadre a terra. Nel 2022, l’elicottero è intervenuto nell’80% delle missioni segnando un incremento rispetto al 58% del 2021. Anche in questo caso è determinante la riapertura dei comprensori sciistici dove si verifica un numero significativo di incidenti gravi che richiedono l’invio del mezzo aereo a supporto dei servizi di soccorso piste. Il contributo generale offerto dalla presenza delle squadre a terra rimane, tuttavia, fondamentale se si considera il dato delle persone soccorse che nel 40% dei casi vengono recuperate esclusivamente senza l’ausilio degli elicotteri.

Le persone soccorse

Nel 2022 le persone soccorse sono state 1.596 (1.512 nel 2020) segnando il record assoluto nella storia del SASP. Non è facile spiegare un risultato di questo genere anche se, statisticamente, è evidente come una maggiore frequentazione della montagna piemontese sia correlata a un aumento degli infortuni e delle situazioni di emergenza. Da questo punto di vista, l’andamento meteorologico dell’intero anno che ha provocato situazioni drammatiche di siccità, può aver favorito le opportunità di frequentazione delle terre alte e quindi il numero di persone soccorse.

Delle 1.596 persone recuperate nel 2022, l’80,8% ha richiesto un intervento di soccorso tecnico sanitario con 438 illesi (27%), 1.083 feriti (68%) e 75 deceduti (5%). Quest’ultima categoria mostra un netto calo rispetto agli anomali 92 decessi del 2021, riportando il dato più vicino alla media pluriennale.
Le principali cause di infortunio in montagna sono le cadute (48%) seguite dai malori (19%), e riguardano gli uomini nel 76% dei casi e le donne nel 24%. Infine, il 92% delle persone soccorse praticava attività del tempo libero contro il 6% di residenti in montagna e il 3% di persone infortunatesi in terreno impervio per lavoro.

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