Il tema

Salute mentale, Azione Cuneo denuncia: “Nella provincia mancano strutture e personale”

La segreteria provinciale del partito sostiene la campagna "Diritto a stare bene" che ha già raccolto oltre 72.000 firme

Salute mentale, Azione Cuneo denuncia: “Nella provincia mancano strutture e personale”

Salute mentale, nella Granda mancano strutture e personale: a denunciarlo è Azione Cuneo che rilancia l’appello dei vertici nazionali del partito e sostiene la campagna “Diritto a stare bene”.

Salute mentale

Nella Provincia Granda mancano strutture e personale per il sostegno della salute mentale. A lanciare l’allarme, riportando il tema nel dibattito politico del territorio, è la segreteria provinciale di Azione, che rilancia l’appello sottoscritto di recente dai vertici nazionali tramite interrogazione parlamentare e sostiene la campagna “Diritto a stare bene”, che ha già raccolto oltre 72.000 firme. Si tratta di un’iniziativa per la promozione di una rete di sostegno psicologico diffusa, gratuita e accessibile: Cuneo è tra le prime province in Italia a supportarla.

Il question time alla Camera

“Nonostante il tema sia molto sentito, il sistema di servizi territoriali di salute mentale del nostro  Paese soffre strutturalmente della carenza di personale e risorse, tanto che l’82% dei pazienti  interrompe il percorso terapeutico a causa di queste difficoltà. Lo abbiamo fatto presente al ministro della Salute Schillaci, sottolineando anche le 72 mila firme raccolte per la campagna ‘Diritto a star  bene’ per la diffusione di una rete di sostegno psicologico diffusa, gratuita e accessibile e ricordando  come i giovani siano toccati dal disagio psicologico”. Lo dichiarano la Vicepresidente di Azione, Giulia Pastorella e il vicecapogruppo di Azione alla  Camera, Fabrizio Benzoni in occasione del question time con il Ministro della Salute Orazio  Schillaci.

I problemi

“Il ministro Schillaci – proseguono i deputati – ha evidenziato come la salute mentale sia una delle  priorità del Paese, ma siamo convinti che, allo stato attuale, l’intero sistema non sia in grado di  prendere in carico le difficoltà di un giovane e di accompagnarlo nel corso del tempo. Da un lato,  infatti, è difficile intercettare il disagio dei ragazzi, dall’altro si affronta un percorso in salita con  lunghe attese, la carenza di organico per la mancanza di psicologi, psichiatri, educatori,  neuropsichiatri infantili e luoghi in cui intercettare il problema, come associazioni sportive, oratori,  le scuole. Il tutto è aggravato da una disparità territoriale ed economica che non consente a tutti di  potere accedere velocemente alla cura. La salute mentale non si affronta con i voucher o con cinque  incontri di supporto come previsto dal servizio ‘AscoltaMi’ nelle scuole che è arrivato troppo tardi. Quando un ragazzo chiede aiuto, la risposta dello Stato deve essere totale”.

Dal nazionale al territoriale

“Quanto denunciato a livello nazionale trova purtroppo piena conferma anche nella nostra provincia  e nella nostra regione – dichiarano il Segretario Provinciale di Azione, Giacomo Prandi e la referente  provinciale sanità Marta Baralis –. In provincia di Cuneo i tempi di attesa per accedere a una prima  visita presso i servizi di neuropsichiatria e ai centri di salute mentale restano molto lunghi, e le  famiglie che non possono permettersi di rivolgersi al privato finiscono per rimanere sole ad affrontare  situazioni spesso molto delicate. Anche in Piemonte, come nel resto del Paese, mancano psicologi,  psichiatri ed educatori nei servizi pubblici, e questa carenza pesa in modo particolare sui territori più periferici come il nostro, dove la rete di supporto – scuole, associazioni sportive, posti di lavoro – fatica a intercettare per tempo il disagio.”

Cortocircuito normativo ed economico

“Il blocco strutturale emerge in tutta la sua gravità – continuano Prandi e Baralis- analizzando la  rete delle strutture residenziali (SRP) e delle case di cura territoriali. Oggi assistiamo a un  cortocircuito normativo ed economico: i tetti di spesa regionali e le tariffe ferme da anni non coprono  i costi reali della presa in carico. Questo costringe le strutture a ridurre i posti letto accreditati o,  peggio, a operare in perenne sotto-organico specialistico. La mancanza di un turnover fluido tra le  degenze acute e i percorsi di riabilitazione territoriale crea un effetto imbuto. Di conseguenza, i  pazienti clinicamente stabili restano bloccati nelle case di cura per l’assenza di soluzioni intermedie  o di budget per i progetti terapeutico-riabilitativi individualizzati (PTRI), togliendo spazio a chi si  trova in fase di emergenza. Senza un adeguamento dei LEA regionali e una revisione dei requisiti autorizzativi che sblocchi le assunzioni anche nel privato-sociale convenzionato, la continuità  terapeutica sul territorio piemontese rimarrà un miraggio chimico, scaricando l’intero peso  assistenziale sui pronto soccorso e sulle tasche delle famiglie. Come Azione chiediamo alla Regione Piemonte di investire concretamente in personale e strutture dedicate e non di limitarsi a misure spot  che non risolvono un problema strutturale. Non possiamo permetterci di lasciare indietro nessuno,  anche per questo come Provincia di Cuneo siamo stati tra i primi a livello nazionale a sostenere la  proposta Diritto a Stare bene.”