Il caso

Riorganizzazione 118 a Garessio, il sindacato: “Il problema è causato dai tagli”

I chiarimenti della sigla sindacale che rappresenta gli infermieri, Nursing Up, rispetto a un dibattito che sta tenendo banco

Riorganizzazione 118 a Garessio, il sindacato: “Il problema è causato dai tagli”

Il sindacato della funzione infermieristica Nursing Up interviene nel dibattito sui disagi causati dalla riorganizzazione del 118 nella zona di Garessio e si scaglia contro i tagli.

“Il problema a Garessio non è causato dagli infermieri ma dai tagli”

“Il punto non è la presenza o meno del medico, né tantomeno le competenze degli infermieri. Il problema vero è un altro: si stanno scaricando sui professionisti le conseguenze di scelte organizzative e di tagli che riguardano l’intero sistema sanitario”, afferma Claudio Delli Carri, Segretario Nursing Up Piemonte e Valle d’Aosta, intervenendo nel dibattito emerso in questi giorni sulla riorganizzazione del servizio 118 nell’area di Garessio.

La questione è stata sollevata anche dal sindaco di Garessio, che ha espresso preoccupazione per la sospensione della presenza medica nei fine settimana e nei giorni festivi. Un tema reale, secondo il Nursing Up, ma che rischia di essere interpretato in modo parziale.

I chiarimenti sul ruolo degli infermieri

“Comprendiamo le preoccupazioni dei territori – proseguono dal sindacato – soprattutto in contesti complessi come quelli montani. Il dibattito di questi giorni dimostra quanto spesso non sia chiaro come funzioni realmente il sistema di emergenza-urgenza e quali siano le criticità strutturali della sanità nella nostra regione”.

Il segretario regionale entra quindi nel merito: “Gli infermieri sono da anni il pilastro operativo del sistema 118. Sono i primi a intervenire sul territorio, operano su protocolli definiti e hanno competenze avanzate. Mettere in discussione questo aspetto significa non conoscere il funzionamento reale del servizio. Non si deve far passare l’idea che, in assenza del medico, l’infermiere venga utilizzato come soluzione di ripiego. È un messaggio sbagliato e pericoloso”.

Delli Carri: “Servono investimenti e programmazione”

Delli Carri è netto: “L’infermiere non è un tappabuchi in un sistema in difficoltà. È una risorsa strategica del sistema di emergenza-urgenza, con un ruolo definito e riconosciuto”.

Il modello, inoltre, non è frutto di scelte improvvisate: “Il sistema 118 si fonda su algoritmi clinico-assistenziali definiti e condivisi tra Azienda Zero, Ordine dei Medici e Ordini delle professioni sanitarie. Si tratta di un’organizzazione strutturata, costruita nel tempo e validata a livello istituzionale”.

Il nodo, quindi, per il segretario è altrove: “Il tema reale è che si stanno riducendo risorse e presidi, soprattutto nei territori più complessi. In aree montane come quella di Garessio, dove i tempi di intervento sono determinanti, ogni scelta organizzativa deve essere valutata con estrema attenzione”.

In questo contesto, il rischio è duplice: “Da un lato si indebolisce il sistema, dall’altro si aumentano le responsabilità sugli infermieri senza un adeguato riconoscimento, senza tutele e senza un rafforzamento reale dell’organizzazione. Non siamo contrari all’evoluzione del modello di emergenza-urgenza. Sappiamo che il sistema si basa su integrazione delle competenze e protocolli condivisi. Ma questo deve avvenire all’interno di un disegno strutturato, non come conseguenza di tagli”.

E Delli Carri conclude: “Non si può usare l’infermiere per compensare carenze organizzative. Difendere il suo ruolo significa difendere la qualità del servizio. Per farlo servono investimenti, programmazione e una visione complessiva del sistema sanitario”.