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La sfida della digitalizzazione in Europa

Secondo appuntamento online con gli incontri organizzati da Netweek e dall’Ufficio di Milano del Parlamento Europeo e questa volta gli stakeholder hanno sollecitato gli europarlamentari sul tema della rivoluzione digitale

La sfida della digitalizzazione in Europa
Glocal news 20 Febbraio 2021 ore 11:06

La digitalizzazione è un tema chiave per la ripartenza post-pandemia, non solo dell’Italia, ma di tutti i paesi europei. Ne hanno parlato alcuni stakeholder del territorio in occasione del webinar “Il futuro da pre(te)ndere  per la digitalizzazione”. Il secondo appuntamento online dedicato al Next Generation EU, organizzato dal nostro gruppo editoriale Netweek insieme all’Ufficio di Milano del Parlamento Europeo, si è svolto venerdì sera, 19 febbraio.

La digitalizzazione e il Next Generation EU

Il Next Generation EU è il fondo approvato nel luglio 2020 dal Consiglio europeo per sostenere i Paesi membri colpiti dal Covid 19. L’Italia al momento sta sviluppando il proprio piano, il cosiddetto Recovery Plan, che prevede lo stanziamento 209 miliardi di euro, di cui 127 sotto forma di prestiti e 82 come sovvenzioni. Si tratta di un’occasione da non perdere per avviare finalmente quel tanto atteso e acclamato rinnovamento digitale, la cui necessità si fa sempre più pressante.

I temi degli stakeholder

In un mondo sempre più connesso e che è stato costretto ad imparare a restare “distante”, almeno fisicamente, la capacità di riuscire a “restare connessi” è quanto mai fondamentale. Lo hanno evidenziato i tre stakeholder invitati per parlare di digitalizzazione e di come questa sia fondamentale per il futuro dell’impresa, ma anche di tutto il Paese.

Intelligenza artificiale, imprese e Europa

Il primo intervento è stato quello di Roberto Crippa, di Merate, vice presidente di Technoprobe di Cernusco Lombardone (Lecco), che ha raccontato le esperienze di digitalizzazione sperimentate all’interno della propria azienda. Una multinazionale tascabile tra le più innovative in Italia, presente anche negli Usa, in particolare nella Silicon Valley, che occupa circa 1.200 persone e fattura oltre 330 milioni di euro.

“La pandemia ci ha dato un esempio eclatante di digitalizzazione su scala mondiale: lo smartworking. Grazie a questa modalità la distanza fisica dall’head quarter è improvvisamente diventata un fattore trascurabile, e questo a noi in Technoprobe ha dato la possibilità di aprire in giro per l’Italia piccoli design center laddove troviamo le competenze necessarie, Assumendo personale qualificato in tutta Italia e con possibilità di crescere più velocemente. Ma non solo, la digitalizzazione permette di fare enormi passi in avanti anche dal punto di vista dell’Intelligenza Artificiale, riuscendo ad ottimizzare moltissimo i processi produttivi. La digitalizzazione non distrugge posti di lavoro come sarebbe intuitivo pensare. Sono sempre meno infatti i lavori generici e ripetitivi mentre sarà sempre più richiesto perdona qualificato rispetto alle esigenze tecnologiche. Perché questa digitalizzazione possa diventare davvero completa e diffusa sul territorio nazionale però manca la formazione. Oggi in Italia investiamo ancora troppo poco sulle nuove generazioni, sulla scuola e sulla formazione tecnico/scientifica. Servono poi politiche mirate per favorire le nascite anche per risolvere il pesante calo demografico. L’Italia deve poi favorire investimenti industriali ad alta tecnologia e ad alto valore aggiunto”.

Digitalizzazione, una sfida da vincere con l’Europa

Dalle esigenze delle grandi imprese, si è passati a quelle delle piccole e micro realtà del settore manifatturiero e artigianale in Italia. A farsi portavoce di questo mondo è intervenuto Cesare Fumagalli, di Lecco, già segretario generale nazionale di Confartigianato Imprese.

“La digitalizzazione e l’innovazione faranno la parte del leone nei prossimi anni grazie al Next Generation EU. Il modello di sviluppo italiano, ha tra i suoi punti di forza un sistema che è composto al 94,9% da piccole e micro imprese che oggi sono investite in pieno dalla sfida delle nuove tecnologie; un sistema consapevole che oggi la digitalizzazione è talmente pervasiva da essere una necessità: se non ci fai i conti e se non la utilizzi sei fuori. La rivoluzione digitale deve essere affrontata tenendo bene a mente questo modello, e non cercare di snaturarlo col tentativo di inserirlo in modelli neofordiani, standardizzati. La sfida digitale sarà vinta nel momento in cui saremo in grado di competere a livello digitale, mantenendo però il modello produttivo di imprese che abbiamo oggi, rendendo più intelligente la nostra manifattura eccellente”.

L’esperienza del 5G in Lombardia e l’impulso dell’Europa

L’ultimo intervento è stato quello di Sabrina Baggioni, direttore Programma 5G di Vodafone Italia, che ha parlato delle potenzialità del 5G e di come queste siano già state sperimentate, dando incredibili risultati.

“Il 5G oltre a rappresentare un nuovo capitolo per la digitalizzazione delle imprese, apre anche ad una nuova era di servizi ed esperienze per cittadini e consumatori. Con la sperimentazione avviata a Milano abbiamo testato come queste tecnologie portino benefici a tutti i settori, dalla sanità all’industria, dalla Pubblica amministrazione ai trasporti, dall’energia al turismo, dalla scuola alla cultura, dall’agricoltura al commercio. Registrando una riduzione degli incidenti, oltre che delle polveri sottili, e un aumento della sicurezza e di accesso ai servizi e alla cultura. A fronte di evidenze in campo abbiamo però una bozza di PNR che vede solo lo 0,5% di risorse dedicate alla banda larga e al 5G. Per avere una copertura totale sul territorio, che permetta l’utilizzo di queste innovazioni, sono necessari investimenti molto più importanti, oltre alla necessità di un efficiente settore di ricerca e sviluppo. Next Generation Eu è un’opportunità fantastica per creare questa piattaforma digitale e non possiamo perderla”.

Le risposte degli europarlamentari

Le risposte degli europarlamentari sono giunte in maniera puntuale e hanno fornito un quadro chiaro ed esaustivo rispetto alle richieste portate sollevate dai tre stakeholder.

Sostenere la creazione d’impresa

“Ad oggi l’Italia ha bisogno di fare grandi passi avanti per quanto riguarda la digitalizzazione. In particolare proprio a livello infrastrutturale. Oggi in Italia manca omogeneità di accesso alle risorse digitali. Quello che va fatto con il Next Generation EU è migliorare soprattutto le infrastrutture digitali, sia per eliminare le disparità tra le varie parti d’Italia nell’ambito dei servizi digitali, sia per permettere alle imprese di poter favorire un modello di crescita digitale, fondamentale per la sopravvivenza in futuro” ha affermato l’On. Tiziana Beghin (M5S)

Dopo di lei è intervenuto l’On. Massimiliano Salini (FI), che ha aggiunto:

“Se vogliamo che la digitalizzazione dia i suoi frutti dobbiamo riformare il nostro sistema partendo dalla base, seguendo quattro linee fondamentali. Il primo imperativo categorico, è quello di creare un sistema favorevole per chi sceglie di intraprendere. In seconda battuta servono infrastrutture efficienti da quelle tradizionali (ferro-gomma), ma anche energetiche, soprattutto alla luce della grande sfida della transizione, e infine digitali. Terzo punto, è la necessità di avviare un nesso sistematico, rigoroso e ordinato con gli altri paesi e in particolare l’unione europea, perchè le imprese possano beneficiarne. Ed infine bisogna cambiare il meccanismo dell’alternanza scuola-lavoro, prendendo esempio dal modello duale tedesco, che oggi è il migliore in assoluto”.

Favorire il rinnovamento delle aziende

Per quanto riguarda l’accompagnamento nel processo di digitalizzazione della piccola e media impresa italiana ne ha parlato l’On. Patrizia Toia (PD)

“Non dobbiamo assolutamente sacrificare il nostro modello imprenditoriale, ma anzi dobbiamo sfruttare la digitalizzazione per rafforzarlo. Dobbiamo trovare il modo di accompagnare questa realtà, così diffusa sul territorio e non sempre aggregata in sistemi d’impresa, in questa trasformazione. Servirà quindi un approccio che non parta dall’offerta di progetti digitali, ma dall’impresa stessa e che trovi nei centri di ricerca un luogo per adattare ad essa un’offerta di servizi dedicati per la digitalizzazione di ciascuna realtà. Bisognerà creare dei sistemi di sostegno alle imprese per quanto riguarda la riorganizzazione dei processi, introducendo anche tecnologie che ne migliorino i criteri di sostenibilità. C’è bisogno di un maggiore affiancamento lungo le strade europee che, per le piccole e medie imprese, spesso non sono facili”.

A riguardo è intervenuto anche l’On. Pietro Fiocchi (FdI) che ha affermato:

“La digitalizzazione tocca un tema che per l’Italia è un problema, ma che può essere l’occasione per fare il salto di qualità rispetto alle altre realtà europee anche in termini di PIL. Non serve però avere le autostrade, ovvero le connessioni a banda larga, se non mettiamo le auto a disposizione dei cittadini. Dobbiamo risolvere 3 problemi. Il primo è la mancanza di progettualità, del dove vogliamo arrivare con questa digitalizzazione e soprattutto come. Secondo punto è la mancanza di formazione, più digitalizziamo più avremo bisogno di persone che lo sappiano usare. Terzo problema, è quello burocratico, al momento stiamo tentando di riprodurre in maniera pedissequa i processi attuali. Ma se ci limitiamo ad usare il digitale per riprodurre quello che già facevamo a mano, non semplificheremo realmente nulla”.

L’inserimento delle tecnologie 5G

Le ultime due risposte si sono concentrate sul commento delle potenzialità del 5G e su come l’Europa dovrebbe investire in questo settore.

“E’ evidente che la digitalizzazione offra all’Europa e all’Italia la possibilità di migliorare concretamente la vita dei cittadini. La transizione digitale è un elemento imprescindibile di una più ampia transizione a un modello di sviluppo più sostenibile. Ciononostante è importante che nello sviluppo di queste tecnologie, accanto al tema della cyber security entri anche quello della safety. Ovvero di uno studio dell’effettiva sicurezza, di queste tecnologie. Oggi una serie di ricercatori mettono in guardia rispetto ai potenziali effetti soprattutto sulla biodiversità. Prima di installare capacità 5G a onde millimetriche bisogna avere piena conoscenza delle conseguenze che l’utilizzo di queste tecnologie può avere” ha spiegato l’On. Eleonora Evi (Verdi)

Le risposte degli europarlamentari sono state chiuse con l’intervento dell’On. Silvia Sardone (Lega), che ha detto:

“Penso che sia giusto accelerare l’installazione delle infrastrutture 5G. Bisogna però stare attenti a non dimenticarsi del paese reale. Con la DAD abbiamo visto ragazzi lasciati senza connessioni o senza dispositivi, e a riguardo siamo già troppo in ritardo. Inoltre una connessione capillare stabile e veloce sarà fondamentale per la ripresa del tessuto imprenditoriale, e dobbiamo facilitare il rapporto tra pubblica amministrazione e utente, che è il nostro tallone d’Achille. Dobbiamo creare una rete stabile e veloce, che sia accessibile a tutti, così da renderla un fattore abilitante, per i cittadini, ma soprattutto per le imprese. La vera e completa transizione digitale avverrà solamente se i cittadini si sentiranno sicuri nell’utilizzare le nuove tecnologie”.

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