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LO PSICOLOGO SPIEGA

Covid-19, troppe informazioni: come reagiamo? #4: i maniaci del controllo

Input spesso infondati o contrastanti si propagano ancor più rapidamente del virus. Ne abbiamo parlato con Claudio Gargantini, psicologo e psicoterapeuta iscritto all’albo della regione Lombardia, specializzato in Psicoterapia Breve Strategica.

Covid-19, troppe informazioni: come reagiamo? #4: i maniaci del controllo
Glocal news 11 Febbraio 2021 ore 22:00

Il mondo globalizzato ci pone di fronte a due facce dell’epidemia di Covid-19: quella “biologica”, legata al diffondersi del virus, e quella “psicologica”, legata alla divulgazione parallela e incontrollata di informazioni. Il punto è che la propagazione di informazioni, spesso infondate o contrastanti, si muove ancor più rapidamente del virus, influenzando le menti e le loro più peculiari reazioni.

Come reagiamo ai tanti, troppi input che ci arrivano? Ne abbiamo parlato con Claudio Gargantini, psicologo e psicoterapeuta iscritto all’albo della regione Lombardia, specializzato in Psicoterapia Breve Strategica presso il Centro di Terapia Strategica di Arezzo, diretto dal professor Giorgio Nardone.

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Covid-19: tante, troppe informazioni

In questo momento ci sentiamo incerti, impauriti e angosciati, esposti costantemente alle notizie provenienti dai media e dalla rete da cui, intenzionalmente o meno, reperiamo ogni giorno informazioni e indicazioni.

La Rete ha permesso a tutti noi di essere contemporaneamente spettatori e attori, consentendoci di avere un ruolo attivo nella diffusione di informazioni, messaggi e racconti, partecipando, più o meno consapevolmente, a costruire la realtà che poi subiamo.

“Nella nostra ricca e multiforme società, la tendenza al controllo è indispensabile per riuscire a gestire la realtà e a raggiungere gli obiettivi che ci si pone, personali o lavorativi che siano. In questo scenario contemporaneo, riuscire ad anticipare i rischi e a minimizzare gli imprevisti è sinonimo di efficacia ed efficienza.

Tuttavia, come spesso accade per le nostre azioni, la quantità può arrivare a inficiare la qualità e quando la tendenza al controllo supera un determinato livello diventa disfunzionale”.

Come ridurre l’ansia: i maniaci del controllo

Claudio Gargantini

Il maniaco del controllo, al fine di recuperare il controllo dove possibile, si impegna a fare scorte di ogni tipo di bene materiale disponibile, pianifica nei minimi dettagli tutti gli spostamenti, impone ai parenti rigide regole di convivenza e prende precauzioni anche contro le situazioni più improbabili.

“Alla base di questo rigido atteggiamento c’è la paura dell’ignoto. Gli amanti del controllo e delle certezze danno un’enorme importanza anche alle bassissime percentuali di probabilità di rischio. Non sopportano il dubbio, lo vivono come un difetto di sistema da eliminare”.

Uno dei rischi di questa modalità di reazione all’attuale situazione pandemica è che così tanto controllo sulle cose secondarie potrebbe far perdere il controllo sulle cose più importanti.

“Assorto nel cercare di rispettare tutte le sue precauzioni programmate, il maniaco del controllo, senza accorgersi, potrebbe toccarsi gli occhi senza essersi prima disinfettato le mani.

Il maniaco del controllo tenta di controllare l’incontrollabile, come la possibilità di contagiarsi o l’andamento dell’epidemia, e cerca continue rassicurazioni: questo atteggiamento può portare al controllo compulsivo di informazioni e aggiornamenti, con un conseguente innalzamento dei livelli di paura e di ansia percepiti, deprimendo in questo modo il suo sistema immunitario.

Se volessero evitare di soffrire, vivendo anche in modo più funzionale la relazione con se stessi, con gli altri e con il mondo, i maniaci del controllo dovrebbero interrompere le loro continue richieste di rassicurazioni ed evitare le compulsive ricerche di notizie, assumendosi il piccolo rischio di stare nell’incertezza, vivendosi il dubbio come fosse un compagno di viaggio scomodo, ma formativo”.

Ci sono persone che, per gestire e attenuare il naturale timore dell’ignoto, tendono a individuare un colpevole verso cui dirigere le proprie emozioni. Specialmente all’inizio dell’epidemia di coronavirus abbiamo assistito, anche grazie alla sensazione di scarsa trasparenza del governo cinese, all’emergere di sentimenti di sinofobia e xenofobia, tradotti in atteggiamenti diffidenti nei confronti del “diverso”.

Una volta che il virus si è diffuso in Europa, queste modalità di reazione sono state direzionate verso chiunque: persone sconosciute e persone conosciute, perfino parenti.

“Una sana diffidenza può aiutarci a mantenere la necessaria distanza di sicurezza, ma quando questa apprensione degenera in una caccia all’untore, i sentimenti di rabbia e disgusto che ne derivano, sommati alla paura, possono condurre a veri e propri agiti di intolleranza. L’unico rimedio a questa escalation comportamentale è la conoscenza. Le persone ci spaventano tanto più sono diverse da noi e per diminuire il timore che ci scatenano occorre avvicinarsi a loro e alla loro cultura. Solo una reale conoscenza è in grado di diminuire i pregiudizi e le diffidenze, e con esse la paura”.

Ricordiamoci anche che, come sosteneva Totò, la diffidenza rende tristi.

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